Marina Fresa


L’ASSOCIAZIONE PIETRO PORCINAI

Mentre nel novembre del 2008 presentavo i risultati della ricerca su Pietro Porcinai e la Francia al Master JHPP di Versailles, vedevo sui volti dei docenti e degli studenti l’interesse per le immagini dei giardini e dei progetti che scorrevano sulla parete, ma anche qualche perplessità. Come mai non lo conoscevano, addirittura non l’avevano mai sentito nominare?

Monique Mosser che aveva conosciuto personalmente Pietro Porcinai lo aveva menzionato nel suo Le Jardin contemporain (1), ma a parte quella segnalazione, di Porcinai in Francia si erano perse le tracce.
In realtà anche in Italia, al di fuori della ristretta cerchia dei paesaggisti e degli appassionati dei giardini, il nome di Porcinai era sconosciuto. Eppure il suo lavoro aveva incrociato le esperienze più interessanti della cultura e dell’economia italiana del Novecento: da Gio’ Ponti a Enrico Mattei a Adriano Olivetti, a Carlo Scarpa, a Marco Zanuso, a Mondadori, a Renzo Piano. Tutti nomi ben noti al grande pubblico, mentre così non era per il lavoro e il pensiero di Pietro Porcinai.

Tornando in Italia, sulla scorta dell’esperienza francese che aveva visto l’Association Edouard André (1840-1911) far uscire dall’oblio la gura e l’opera del paesaggista haussmaniano e promuovere il rinvenimento di importanti materiali d’archivio relativi ai suoi progetti andati dispersi (2), ho cominciato a proporre a amici paesaggisti e a studiosi dei giardini la realizzazione anche in Italia di un’associazione analoga.

L’adesione al progetto di Anna Porcinai, Monique Mosser e Luigi Zangheri ha sostenuto la realizzazione dell’impresa e l’Associazione è nata nel novembre del 2009. Indubbiamente la nascita dell’Associazione, come spesso accade alle imprese fortunate, ha dato forma a un interesse ancora latente che si è via via manifestato in adesioni all’As- sociazione e in proposte di iniziative e di momenti pubblici di ri essione e divulgazione. Il 2010, ricorrenza del centenario della nascita di Pietro Porcinai, ha così visto la realizzazione di molteplici iniziative nel suo nome.

In particolare quella che vorrei qui ricordare è la pubblicazione – voluta e curata dall’Asso- ciazione con la Regione Toscana e l’Accademia dei Georgoli della conferenza Giardino e paesaggio tenuta da Pietro Porcinai all’Accademia dei Georgo li nel 1942 (3).
Questo piccolo opuscolo mi è particolarmente caro perché Giardino e paesaggio è stato il primo testo di Porcinai che ho incontrato nelle mie prime visite di studio nell’archivio di Villa Rondinelli. Di quel testo, apparentemente datato per i riferimenti all’attualità del periodo bellico, mi avevano affascinato la lucidità e l’ampiezza dello sguardo del paesaggista, la preoccupazione per il futuro del proprio paese, l’approccio divulgativo agli aspetti losoci, economici, legislativi e più strettamente disciplinari dell’arte del giardino”. Porcinai, con la semplicità del linguaggio che gli era abituale, trattava tutti i temi che ancora oggi sono al centro del dibattito sul paesaggio e sulle sue declinazioni possibili.

Anche le immagini che il paesaggista ha scelto per illustrare il proprio testo sono estre- mamente signi cative e indicano temi paesaggistici ancora attuali e approcci progettuali di grande qualità. L’immagine del ciglio di una strada ferrata completamente ricoperto da una oritura di erbacee spontanee illustra “il carattere che potrebbero avere le sistemazioni lungo le ferrovie, le autostrade, ecc.” contrapposto a “il ben diverso carattere che hanno i giardinetti delle nostre stazioni ferroviarie”. La didascalia dell’immagine della “nuova sistemazione del viale litoraneo di Viareggio” ne descrive le criticità e si accompagna a uno schizzo dello stesso viale disegnato da Porcinai che mostra “come poteva essere di- versamente realizzato con la passeggiata pedonale, la parte riservata al traf co e una larga zona di prati e piante che protegge gli edi ci, dà ristoro e riposo alle persone e costituisce il giardino per tutti”.

Nel testo è presente diffusamente il tema del giardino per tutti, dell’“arte del giardino” che non può ridursi a “un’arte di dettaglio (…) indegna del suo glorioso passato”, ma che invece si ride nisce in maniera più complessa, quale “arte del giardino dal punto di vista sociale” che non si colloca più soltanto nell’ambito del giardino privato o in quello pubblico delle città, “ma abbraccia il territorio dell’intera Nazione”. Lo sguardo ampio e non convenzionale di Porcinai arriva a pre gurare con argomentazioni semplici e ineccepibili de nizioni di paesaggio che verranno sancite 58 anni dopo dalla Convenzione Europea del Paesaggio.

Un altro elemento offerto da Porcinai alla ri essione sul nostro presente è la pregurazione della “nuova arte del giardino (che) sarà legata alla nuova economia ed avrà come scopo principale quello di innalzare non soltanto il livello spirituale delle masse con la ricrea- zione, ma anche quello materiale col concedere ad esse bene ci alla salute e al reddito”. Questo “approccio paesaggistico” all’economia espresso nel 1942 sembra riecheggiare nelle più avanzate teorie economiche contemporanee che mirano a individuare nuovi para- metri e nuovi approcci per misurare lo stato dell’economia di un paese (Green Economy, GPI – Genuine Progress Indicator e Gross National Happiness – GNH) e evidenziano i limiti e l’arretratezza culturale dell’egemonia del Prodotto Interno Lordo.

Per la complessità degli argomenti trattati da Pietro Porcinai nella conferenza del 1942, per l’autenticità del tono e delle convinzioni lì espresse, per la loro grande attualità, nel 2010, ho proposto che la ristampa anastatica di questo piccolo testo fosse la prima pubblicazione dell’Associazione. Lo considero alla stregua di un vademecum e credo che potrebbe essere il riferimento puntuale per l’agenda dell’Associazione nei prossimi anni.

Testo di Marina Fresa

 


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