Maria Beatrice Caldani


PIETRO PORCINAI

Architetto paesaggista, nato a Fiesole il 20 dicembre 1910, morto a Firenze il 9 giugno 1986. Figlio del capo giardiniere della villa medicea La Gamberaia, si formò in un ambiente strettamente legato alla cultura rinascimentale del giardino italiano, ed è certamente qui che va ricercato quel gusto per l’arte dei giardini e l’assetto del paesaggio, che lo spinse a farsi interprete di una nuova disciplina architettonica fondata sulla più antica tradizione del giardino e a esercitare per primo in Italia la professione di paesaggista moderno. Le attuali applicazioni dei metodi disciplinari per la tutela dell’ambiente e gli studi di valutazione per l’impatto ambientale rappresentano il risultato concreto del suo impegno professionale. A P. si deve inoltre l’inserimento nei gruppi di progettazione ambientale di figure professionali quali agronomi, geologi e paesaggisti, ruolo che fino ad allora era stato assunto unicamente dall’architetto urbanista. Nel 1979 ricevette dall’Accademia Bavarese delle Belle Arti l’Alto Riconoscimento per i suoi meriti professionali.

Sebbene il suo nome sia particolarmente legato a interventi paesaggistici di grande scala, la vera creatività di P. si riconosce nei progetti di giardini. Lavorò in Italia e all’estero a partire dal 1935 (progetto per il giardino del Maharajah a Patiala, in India) e partecipò a numerosi concorsi nazionali e internazionali per parchi pubblici e piazze (Amburgo 1959, Riyāḍ 1975, Washington 1977, Reggio Emilia 1985); elaborò studi di pianificazione paesaggistica per città mediterranee e arabe, come a Gedda il progetto per le aree verdi del Prince Fawar Housing eseguito con G. Valle nel 1978 e nello stesso anno il giardino del ministero degli Interni, anch’esso realizzato a Gedda. Nel 1964 l’UNESCO lo nominò consulente per il trasferimento dei templi di Abū Simbel in Egitto; di quegli anni sono il progetto per il sistema d’illuminazione del Centro Civico realizzato a Edmonton (Canada) e quello per i giardini pubblici della città di Toronto. Collaborò tra il 1967 e il 1973 con B. Tommassini ed H. Neunteufel al progetto per l’autostrada del Brennero e nel 1972 con R. Piano e R. Rogers alla sistemazione della piazza del Beaubourg a Parigi. Un tema molto caro a P. era il progetto per club turistici (per es., villaggio a Nicotera, 1965), dove l’intervento del paesaggista assume un ruolo di mediatore tra due condizioni ben distinte, il paesaggio spontaneo e quello costruito, ed è solo quando si raggiunge un’armonica fusione tra i due che il progetto può essere letto nella sua maturità. Grazie a una profonda conoscenza botanica e a un’acuta sensibilità per la fitosociologia egli dedicò particolare attenzione al comportamento biologico delle piante in genere, curando con particolare impegno la scelta delle specie vegetali impiegate in tutti i suoi interventi, siano essi pianificazioni territoriali, parchi urbani o giardini di piccole dimensioni: basti pensare al Parco di Pinocchio a Collodi, realizzato tra il 1964 e il 1969 in collaborazione con M. Zanuso e P. Consagra o ancora al parco ecologico della nuova sede Mondadori a Segrate (Milano) con O. Niemeyer, dove a ciascuna specie di piante utilizzate è affidato uno specifico compito per il ripristino dell’equilibrio ecologico perduto. Collaborò con C. Scarpa, nel 1972, al progetto per il giardino della Tomba Brion, ad Asolo (Treviso), dove in uno spazio ben delineato risultano d’immediata lettura simbolismo, meditazione e il senso stesso dell’infinito.

Tra i numerosi altri progetti realizzati i più importanti sono quelli per piscine, giardini e parchi privati in Toscana, Umbria, Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto (1950-65); la pianificazione urbanistica di Ǧabal al-Muqaṭṭam al Cairo (1954); il giardino dello stabilimento Olivetti a Pozzuoli (1962), con L. Cosenza; il cimitero di Trivero, Vercelli (1962-64); il monumento a Enrico Mattei a Bescapé, Pavia (1963); il parco archeologico di Selinunte, Agrigento, con tracciato delle strade, studio della gestione e aree verdi (1966-80); l’intervento di difesa ambientale dalle polveri per il nuovo stabilimento Italsider, Taranto (1972-73); la sistemazione delle aree verdi e giardino pensile per il Museo di Arte Moderna a Valle Giulia, Roma (1974-79), con L. Cosenza; i parchi ricreativi di Medina, Ṭā᾽if e Abhā, in Arabia Saudita (1974), con M. Albini e F. Helg; lo sviluppo urbano di aree verdi per il villaggio Caspian Sea Housing, Iran (1978); il recupero ambientale di una cava per l’Italcementi a Matera (1983); il progetto per la nuova sistemazione dei parcheggi sotterranei con giardino pensile sovrastante e del piazzale d’ingresso di Villa d’Este a Cernobbio, Como (1985); il concorso per il progetto di sistemazione urbanistica dell’area della Caserma Zucchi a Reggio Emilia (1985), ammissione alla seconda fase, capogruppo C. Costa.

Bibl.: P. Porcinai, A. Mordini, Giardini d’Oriente e d’Occidente, Milano 1966; AA.VV., Pietro Porcinai, architetto del giardino e del paesaggio, Notiziario AIAP (Associazione Italiana degli Architetti del Paesaggio), ottobre 1986; G. Mader, L.G. Neubert Mader, Giardini all’italiana, Milano 1987.

 

Tratto da: Pietro Porcinai di Maria Beatrice Caldani – Enciclopedia Italiana – V Appendice (1994)