PIETRO PORCINAI
(1910-1986)

Pietro Porcinai nasce nel 1910 presso Villa Gamberaia a Settignano, sui colli di Firenze, dove il padre Martino lavorava come capo giardiniere per la principessa Catherine Jeanne Keshko Ghika, avendovi realizzato quel famoso parterre d’acqua ampiamente citato nelle riviste coeve ed elevato a peculiare modello di giardino all’italiana da molti landscape architects attivi all’epoca, fra cui Cecil Pinsent. Si forma dunque in un contesto peculiare, educato al gusto in raffinati ambienti intellettuali e privilegiato nella fortunata consuetudine di esclusive cosmopolite frequentazioni. Forte di una singolare densità culturale assimilata dallo spessore storico dei luoghi d’origine e dotato di una personale sensibilità alla dimensione paesaggistica strettamente connessa al lessico formale del giardino, da secoli in Toscana armoniosamente plasmata dall’attività antropica congiunta alla bellezza naturale, Porcinai si diploma, sulle orme del padre, presso il prestigioso Istituto Tecnico Agrario delle Cascine di Firenze.
Sucessivamente coltiva i presupposti di una esordiente brillante professionalità fuori dai limiti del panorama italiano, perfezionando le sue conoscenze sulle tecniche vivaistiche e sull’arte dei giardini in Belgio e in Germania, dove la professione e l’attività di “architetto di giardini”, figura specialistica ancora acerba nel panorama italiano del tempo, era già supportata da una secolare consolidata dimensione istituzionale, avendo inoltre in quegli anni subito un forte impulso innovativo. Rientrato in patria, sin dagli anni Trenta si impegna attivamente presso l’importante produttiva realtà vivaistica di Pistoia, stringendo con Martino Bianchi un peculiare sodalizio che lo porterà poi a misurandosi con le prime commissioni private, in seguito affiancate da commesse pubbliche, dapprima nei comuni di Arezzo e Firenze, e a dispiegare contemporaneamente un intenso impegno intellettuale, riverberato anche negli anni successivi in numerosi interventi su riviste sia specialistiche che divulgative. La dichiarata aspirazione, personale e nazionale, era il raggiungimento di una nuova dimensione culturale e formale per il contemporaneo giardino italiano, alla ricerca di una degna espressione rappresentativa per una nazione un tempo maestra nell’arte dei giardini. Ad essa si affiancava la sollecitudine per la tutela di quel ‘paesaggio italico’ per il quale Porcinai reitererà appassionate denunce e istanze alla salvaguardia. Altrettanto intenso fu il suoi impegno professionale in sodalizio con altri professionisti: Nello Baroni e Maurizio Tempestini, con i quali Porcinai tra la fine degli anni Trenta e la metà degli anni Cinquanta condivise a Firenze lo studio professionale di Lungarno Corsini, nonché altre importanti figure del panorama dell’architettura del XX secolo come lo studio BBPR, Luigi Cosenza, Franco Albini, Marco Zanuso ed Oscar Niemeyer. Questi scambi saranno decisivi per affinare un metodo di lavoro originale che Porcinai riuscirà a promuovere anche sul piano internazionale, nell’ambito dell’International Federation of Landscape Architects e dei contatti con i maggiori paesaggisti dell’epoca, da Geoffrey A. Jellicoe a Sylvia Crowe, da René Péchère a Carl Theodor Sørensen. A partire dagli anni Cinquanta il lavoro di Porcinai – sperimentato già dagli anni Quaranta anche nella declinazione imprenditoriale nella costituzione di tre società legate alla professione di paesaggista: ‘Il Giardino’ per la realizzazione di parchi e giardini, ‘Arno’ per la produzione di vasi e ceramiche ‘Fito’ per i fertilizzanti e i terricci, tutte con sede a Firenze, cui si affianca fonda anche la OP (Organizzazione Professionisti) ai fini di ottimizzare il contributo professionale al massimo risultato estetico-funzionale-economico - si consolida in una struttura professionale inedita nel panorama italiano, con un ambito applicativo che dal giardino privato, declinato in piccoli e grandi giardini urbani e giardini e parchi di ville urbane e suburbane si estende a molteplici campi: dalle autostrade ai complessi archeologici, dall’ecologia e recupero ambientale alla qualità di insediamenti industriali, sportivi e militari, dalle cappelle e tombe di famiglia ai monumenti commemorativi, dai parchi urbani alle piazze agli interventi sui giardini storici e al progetto per nuovi complessi insediativi, temi, alcuni, ancora inesplorati in Italia. In particolare, tratto distintivo di una appassionata attività nel percorso di una straordinariamente lunga carriera, Porcinai mostrò costante un vivo interesse per tutti gli aspetti connessi al vivere e all’abitare. Oltre a teorizzare la necessità del verde domestico e progettare giardini e paesaggi strettamente relazionandoli a edifici e insediamenti disegnò e realizzò terrazze, giardini pensili e giardini d’inverno, arredi per giardini e per interni, allestimenti per mostre, apparati per feste. La sua opera, estesa nell’arco temporale di quasi sessant’anni di alacre attività, appare connotata da un metodo di lavoro, ancora oggi prezioso riferimento operativo, orientato alla comprensione critica delle peculiarità naturalistico-ambientali e delle stratificazioni storiche dei luoghi, reiteratamente agganciati all’intervento progettuale in plurimi richiami evocativi, visivi, percettivi, nella consapevolezza della preziosità della memoria culturale e delle coeve impetuose forme di evoluzione politica, economica, sociale che plasmarono il paesaggio europeo del XX secolo. l'archivio e la biblioteca

L’Archivio e la Biblioteca Pietro Porcinai, conservati negli ambienti che costituirono lo Studio Porcinai presso gli annessi di Villa Rondinelli a Fiesole, sono proprietà degli Eredi Porcinai. L’Archivio Pietro Porcinai raccoglie materiali grafici e documentari che riguardano più di 1300 progetti a firma Porcinai, in gran parte realizzati. Tuttavia l’intensa attività svolta in Italia e all’estero dal paesaggista toscano è testimoniata non solo dai progetti, ma anche dalla ricca biblioteca e dagli scritti finalizzati a conferenze, articoli, pubblicazioni, attività in difesa del paesaggio italiano e a favore della diffusione in Italia di una nuova cultura paesaggistica. Il corpus documentario dei progetti, dai materiali preparatori alle campagne fotografiche, dalla documentazione tecnica alla corrispondenza, e dei testi scritti, illustra a tutt’oggi l’intenso rapporto tra Porcinai e la cultura e società del suo tempo.
L’Archivio, che ha recentemente visto iniziare attenti lavori di catalogazione e alcuni restauri, da estendersi auspicalmente alla ricchezza dell’intero apparato documentario, e che attende da tempo di poter essere conservato in locali idonei, nel 1997 è stato dichiarato di interesse culturale. Pertanto è attualmente sottoposto alle norme di tutela vigneti per gli archivi privati, e la Soprintendenza Archivistica della Toscana, in accordo con gli eredi, ne autorizza la consultazione a studiosi provenienti da tutto il mondo.